Quanta retorica politicista sull’Imu
Sull’Imu riguardante la prima casa si è scatenata una guerra che ha investito soprattutto la questione (retorica) dell’equità e le posizioni di partito. L’argomento, forse decisivo, che ieri ha indotto il Pd a ritirare l’emendamento che mirava a ripristinarla sulle abitazioni con una rendita catastatale superiore a 750 euro (che corrisponde a 126 mila di valore immobiliare) è stato che gli appartamenti in questione appartengono agli elettori del ceto medio o popolare. La distinzione non è manichea (questa casa è da ricchi, quest’altra da poveri), ci sono altri parametri da valutare.
22 AGO 20

Sull’Imu riguardante la prima casa si è scatenata una guerra che ha investito soprattutto la questione (retorica) dell’equità e le posizioni di partito. L’argomento, forse decisivo, che ieri ha indotto il Pd a ritirare l’emendamento che mirava a ripristinarla sulle abitazioni con una rendita catastatale superiore a 750 euro (che corrisponde a 126 mila di valore immobiliare) è stato che gli appartamenti in questione appartengono agli elettori del ceto medio o popolare. La distinzione non è manichea (questa casa è da ricchi, quest’altra da poveri), ci sono altri parametri da valutare: i valori catastali riflettono in modo diverso quelli effettivi (da comune a comune, da zona a zona) e le abitazioni nei centri congestionati hanno prezzi maggiori di quelle dei centri minori. E poi c’è una diversità di situazioni famigliari (pochi o molti membri) e di stato degli immobili (vecchi o nuovi). Insomma, le rendite catastali non indicano, da sole, se i proprietari sono abbienti o meno.
La vera ragione per cui questo emendamento era comunque assurdo non ha a che fare con l’equità, ma con gli effetti economici dell’Imu stessa. La ricerca della proprietà dell’abitazione è il principale fattore per cui in Italia la propensione al risparmio delle famiglie è molto più elevata della media degli altri paesi europei e, quindi, concorre di più alla sostenibilità del debito statale. I mutui immobiliari in Italia coprono solo una parte del costo delle abitazioni, la restante parte viene pagata con risparmi, conservati in banca o investiti in obbligazioni statali. Imporre tasse elevate sulla prima casa rende meno conveniente l’acquisto e riduce pericolosamente la propensione al risparmio. Inoltre, quest’inibizione a comprare deprime il già statico mercato immobiliare. La questione non è marginale perché ciò genera di conseguenza minore produzione e occupazione nell’edilizia e nelle attività connesse che poi comportano la riduzione del gettito Iva e di altri tributi. In parte queste attività si riducono mentre altre, per sussistere, finiscono nell’economia sommersa. Anche da qui deriva il calo del gettito fiscale da Iva registrato dall’inizio dell’anno. Che l’esonero per l’Imu sia mantenuto può essere una buona notizia. Ma sarebbe assai meglio se si accantonasse la retorica distributiva, concentrandosi con realismo su ciò che serve alla crescita.